E’ questa l’eccellenza emiliana?

Leggete l’articolo: siamo arrivati all’indecenza di coprire i buchi di organico dei Pronto Soccorso e delle automediche dell’Ausl di Reggio con medici forniti da agenzie private. Lo rende noto il segretario provinciale del più grosso sindacato medico, il dottor Sangermano. Medici mordi e fuggi a gettone a ricoprire incarichi dove è richiesta alta specializzazione in Emergenza-Urgenza.

Com’è potuto accadere?

Da una parte c’è la colpevole volontà della politica che ha tenuto il numero chiuso in medicina e ha finanziato neanche la metà dei posti in specialità necessari. Non sono sprovveduti: lo hanno fatto premeditatamente per portare al collasso la sanità pubblica, per ridurre i costi.

Dall’altra parte c’è un sistema di gestione dell’Ausl che non funziona da tempo, a partire dalla irreperibilità telefonica dei servizi di prenotazione fino ai tempi di attesa biblici per visite specialistiche. E’ chiaro che chi può accede a pagamento alle cliniche private, con rapidissimi tempi di risposta, chi non riesce o ha necessità articolate su più fronti si presenta al pronto soccorso, creando una congestione pazzesca e tempi di presa in carico estenuanti. Quanti sono gli accessi giornalieri in PS che potrebbero essere evitati se il medico di base potesse concedere maggiori richieste di visite e analisi urgenti specialistiche? Forse la metà? E perché non viene attivato già al momento del triage l’indirizzamento agli accertamenti specialistici invece di attendere la presa in carico del paziente nell’ambulatorio del PS? Basterebbe un medico della guardia medica ad avviare questi accertamenti specialistici in attesa della visita del reparto di Urgenza – emergenza.

Sembra quasi che l’Ausl cerchi di scoraggiare l’utenza facendogli trovare una macchina ospedaliera intasata e pensata per allungare i tempi.

In altre realtà, come abbiamo recentemente avuto modo di dire, il meccanismo per evitare questo collo di bottiglia sta nell’assicurare la visita medica specialistica nell’arco di due o tre giorni e dotare lo stesso specialista della possibilità di prescrivere ulteriori accertamenti diagnostici, senza ripassare dal medico di base.

Su questo l’Ausl deve ragionare: è troppo comodo passare il tempo a giustificarsi per la carenza di medici che “sarà risolta non prima di tre anni”, bisogna sporcarsi le mani e scendere nei reparti e collaudarli di persona, mettendo mano già sui servizi telefonici per poi passare alle disponibilità e al numero di visite specialistiche effettuate dai vari reparti.

La clinica privata dimostra di riuscire a processarne un numero elevatissimo, perché mai i nostri ospedali non dovrebbero anche loro riuscire a farlo?

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