Il tempo delle donne

Ringrazio la Regione Emilia Romagna e la commissione parità e diritti delle persone per l’occasione offerta di poterci incontrare, di poter ascoltare gli interventi qualificati delle relatrici di questo consesso, di poter prendere anch’io la parola.
Mi presento, sono Nadia Vassallo eletta nel consiglio comunale di Castelnovo ne’ Monti a Reggio Emilia.
E’ la mia prima esperienza politica, anche perché nella vita ho sempre fatto altro: la commerciante. Prima gestendo un ristorante/pizzeria ed ora da circa 20 anni ho un negozio di articoli per la prima infanzia che seguo assieme ad una socia e a 2 dipendenti.
Sottolineo che attualmente la mia socia è ferma dal lavoro dal febbraio scorso perché mamma di un ragazzo diversamente abile accudito esclusivamente a casa da lei e dal marito perché sul nostro territorio non sono presente strutture adatte soprattuto ora in era COVID.
Non ho preso nessun tram che passava, il tram ce lo siamo costruite noi Cicogne del Comitato per la difesa del punto nascita dell’ospedale di Castelnovo Monti, una manciata di Donne unite per continuare a portare avanti una battaglia di civiltà intrapresa nel 2015 e portarla all’interno delle istituzioni. Abbiamo così presentato una lista civica espressione del Comitato Salviamo le Cicogne di Montagna e l’abbiamo aperta ai cittadini che volevano presentarsi alle elezioni comunali.
La nostra è una vera lista civica senza nessun partito che la sostiene e per questo abbiamo ricevuto aggressioni e biasimo da tutte le altre liste di destra, di sinistra e dei 5Stelle, ma non abbiamo mollato e siamo riuscite ad entrare in Consiglio con un rappresentante grazie a quasi il 10% dei voti.
Ora, in quanto mamma di una giovane studentessa universitaria che guarda più all’estero che al nostro paese, in qualità di commerciante-imprenditrice, in qualità di volontaria per una causa civica fortemente legata alla condizione femminile e alla condizione di minoranza “etnica” di montanara, e anche in qualità di consigliera comunale civica, di minoranza, in un contesto fortemente strutturato per appartenenze di schieramento, permettetermi di dire che c’è una certa distanza fra le parole che raccontano la coscienza emancipata di questa regione e la realtà.
Parlo di coscienza, non di qualità della vita.Una distanza che sento con la fatica che questa nuova esperienza politica mi fa provare.
Prima di tutto con il silenzio e l’isolamento, proprio perché non sono riconosciuta come appartenente a forza amica allora sono vissuta come nemica da escludere, sia nell’attività comunale sia dai tavoli istituzionali dove sono sistematicamente esclusa, nei quali il tema donne e maternità viene trattato da rappresentanti istituzionali in prevalenza uomini, sanitari e figure terze.
Poi per le difficoltà di organizzarmi senza aiuti nell’attività di rappresentante dei cittadini, senza partiti alle spalle e senza riunioni collegiali se non la conferenza dei capi gruppo nell’immediatezza di un consiglio comunale. Posso contare solo su di me e sul gruppo del Comitato che comunque rimane attivo e potente nell’elaborazione delle proposte per noi più pregnanti.
Infine per il tempo che rubo alla mia attività, una attività che mi richiede concentrazione e impegno totale per non soccombere, e che non è certo favorita dall’ostracismo politico a cui vengo spesso sottoposta.
Vedete, condurre la battaglia in difesa della sicurezza della donna e del bambino nel momento del parto in montagna in un territorio così forte per militanza, appartenenza, sindacalizzazione e poi trovarmi il silenzio di sindacati, partiti e organizzazioni affini, ha prodotto in me e negli altri membri del comitato, quasi tutte donne, tutti sensibili alle istanze di emancipazione, una forte amarezza.
Con onestà devo dire che l’unico indennizzo a questa amarezza ce l’ha dato proprio il Presidente Bonaccini quando ha ammesso l’errore di aver chiuso i punti nascita in tutta la montagna della regione, quando ha detto “ho sbagliato e rimedierò appena finita l’emergenza riaprendoli”.
Il suo è stato un momento di coraggio e di verità, ovvero ciò che è mancato ai rappresentanti locali dei cittadini per non dispiacere a lui, un momento di coraggio CHE È MANCATO ALLE DONNE ELETTE DI QUESTA REGIONE NEGLI ANNI DELLA BATTAGLIA. Ora, sono consapevole che questa regione è una buona regione, funziona, risponde con servizi ai cittadini grazie alla buona volontà e all’onestà dei cittadini stessi e di chi li governa.
Ma non basta.
Se si vuol davvero essere protagonisti di un percorso di crescita e non solo amministratori del presente dobbiamo iniziare a modificare la radice dei nostri pensieri, oggi ancora ottocenteschi per il fascino che provano verso la concentrazione di uomini e produzione, recependo cioè quello che il paese dichiara di voler fare: sviluppo innovativo, sostenibile ed ecologico.
Continuando i trend attuali invece noi avremo sempre meno nati, sempre più risorse umane immigrate, SEMPRE PIÙ GIOVANI EMIGRATI, sempre più concentrazione nelle città, sempre più inquinamento in pianura e un terzo di territorio, quello montano, abbandonato a se stesso senza più la presenza dell’uomo.
Se vogliamo davvero uno sviluppo ecologico dobbiamo costruire nuove strade moderne che portino persone e lavoro verso la montagna, DOBBIAMO DAVVERO SOSTENERE OGNI FORMA DI LAVORO IN MONTAGNA, dobbiamo incentivare davvero la natalità sostenendo la famiglia in modo molto più sostanzioso di quanto già si fa o si vorrebbe fare.
Vi ringrazio tutti per l’opportunità che ho avuto di poter parlare e auguro a tutti di trovare le migliori condizioni per dare il meglio di sè alla nostra comunità.
Senza escludere nessuno e avendo l’attenzione di osservare una vera parità dei cittadini e cittadine, parità di genere e parità di opportunità e diritti fra pianura e montagna.
E le parole della presidente Petitti che ha sottolineato quanto la nostra regione sia inclusiva con tutte le elette sembrano rincuoranti.
Grazie mille.

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